8 Marzo: 3 falsi miti da sfatare sulla festa della donna

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L’8 Marzo è quel giorno dell’anno in cui vorrei non essere donna. Anzitutto perché le feste mi hanno sempre messa a disagio. Una donna che va ad una festa è una donna depilata, smaltata, truccata e pettinata. L’ossessione di rientrare in un assurdo standard di presentabilità: eccolo il mio disagio in tutta la sua difformità! Ma soprattutto mi vergogno per il fatto stesso che l’8 Marzo sia diventata una festa! Le mie antenate si staranno rivoltando nella tomba considerando che, dopo aver lottato tanto per rivendicare diritti e uguaglianza, cosa abbiamo ottenuto? Una giornata gratis ai musei, la concessione di mariti e compagni a sbavare su spogliarellisti dai muscoli oleati e l’omaggio floreale a commuovere il nostro animo sensibile. Se sei lesbica, single e non ti piacciono i fiori è un bel casino!

Ironia a parte, sui perché dell’8 Marzo c’è così tanta confusione da aver perso di vista l’obiettivo: non una festa ma un momento di manifestazione! In questo articolo voglio sfatare i 3 falsi miti che hanno contribuito a trasformare una lotta politica in una festa della donna.

Indice

  • L’8 Marzo non è la festa della donna
  • Perché si festeggia l’8 Marzo? Nessuna fabbrica incendiata
  • La mimosa è un simbolo, non un omaggio

L’8 Marzo non è la festa della donna

International Woman's Day

Cominciamo col mettere i puntini sulle i. Quella che in Italia chiamiamo Festa della Donna è riconosciuta ufficialmente come Giornata Internazionale della donna. Non è per essere puntigliosi ma, se il modo in cui parliamo riflette il modo in cui pensiamo, la distinzione tra festa e giornata internazionale non è di poco conto. La parola festa è legata, nell’immaginario del mondo occidentale, ad una ricorrenza gioiosa, ludica e spensierata. Mentre l’espressione Giornata Internazionale riflette un significato più impegnativo, che richiede analisi, studio, informazione e partecipazione. Tutte cose che suonano come una condanna nella società dell’intrattenimento.

Attenzione: non sto dicendo che mangiare una pizza con le amiche o passare la notte in discoteca siano cose da condannare! Anzi, trovo assurdo il dover approfittare di una ricorrenza prestabilita a cadenza annuale per sentirci libere di esercitare la nostra libertà quando la Giornata internazionale della donna è stata istituita nel 1977 dalle Nazioni Unite per celebrare, proteggere e pretendere il progresso economico, politico e culturale delle donne di tutto il mondo. Definirla festa è banalizzare.

Perché si festeggia l’8 Marzo? Nessuna fabbrica incendiata

Rivoluzione Russa 8 Marzo 1917

La storia dell’incendio di una fabbrica tessile newyorkese popolata di operaie è una leggenda metropolitana. L’episodio, per quanto verosimile per gli standard di sicurezza dell’epoca, non è documentato e non ha nulla a che fare con l’Istituzione della Giornata Internazionale della donna che radici politiche.

Tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900, nacquero diversi movimenti femministi che si battevano per il diritto al voto delle donne a garanzia di una partecipazione attiva del sesso femminile nella vita politica. Il 28 febbraio 1909, il partito socialista americano organizzò, per la prima volta, una manifestazione in favore del diritto delle donne al voto. Fu così che negli Stati Uniti fu battezzata la prima e ufficiale giornata della donna. Negli anni successivi allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, le celebrazioni della Giornata della Donna furono interrotte in tutti i paesi belligeranti. Ma in Russia, l’8 Marzo 1917, corrispondente al 23 febbraio secondo il calendario giuliano vigente allora nel paese, le donne scesero in piazza a protestare contro lo Zar per chiedere la fine di una guerra che stava affamando l’intero popolo. Furono loro a guidare la grande manifestazione che è passata alla storia come l’inizio della Rivoluzione russa di febbraio. Così, durante la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste, tenuta a Mosca prima dell’apertura del III congresso dell’Internazionale comunista, venne fissata l’8 Marzo come Giornata Internazionale dell’Operaia.

L’isolamento politico della Russia e del movimento comunista in seguito alla risoluzione della Seconda Guerra Mondiale, hanno probabilmente contribuito ad offuscare la memoria storica delle origini di questa manifestazione. Sarà l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 16 Dicembre 1977 ad istituire la ricorrenza dell’8 Marzo come Giornata Internazionale per i diritti delle donne.

La mimosa è un simbolo, non un omaggio

Ramo di mimosa simbolo dell'8 Marzo

Demoliamo un’altra credenza popolare: nessun albero di mimose cresceva rigoglioso accanto alla fabbrica andata letteralmente in fumo. Anzitutto la mimosa è il simbolo della Giornata Internazionale della Donna solo in Italia. Il fiore simbolo delle lotte femministe erano infatti le violette: difficili da reperire e molto costose. Su iniziativa di 3 dirigenti del partito comunista, Teresa Mattei, Rita Montagnana e Teresa Noce, fu proposta la mimosa come fiore rappresentativo della prima manifestazione dell’8 Marzo in Italia. Si trattava di un fiore di stagione, poco costoso e facilmente reperibile anche senza pagare: un fiore povero alla portata di tutti che abbatteva le discriminazioni. Portarlo addosso era simbolo della rivolta all’emarginazione che il sistema di cose imponeva a larghe fette di popolazione.

Non un semplice omaggio ma icona di democrazia.

Conclusioni

La parità di genere è un importante tema di sostenibilità sociale e un rametto di mimose non può essere sufficiente a tapparci la bocca. Voglio condividere in conclusione un mio pensiero, ripescato tra vecchie scartoffie, con cui sono solita rispondere agli auguri della festa della donna.

Una donna dev’essere bella, truccata, ben vestita: sempre perfetta. E poi ci sono io, che sono un essere umano struccato, scalzo e spettinato. E sono felice. Ascolto il mio respiro, comprendo i miei bisogni, fisici ed intellettuali, e, rispondendo solo a questi, vivo la mia vita. Rifiuto ogni dovere che un’ educazione tradizionale imponga: come vestire, cosa studiare, che sport fare. Rifiuto l’idea che una donna non possa essere altro che un bell’involucro. Rifiuto l’obbligo morale di procreare solo perché ho delle ovaie. Perché, per quanto si parli di emancipazione, una donna che fa del suo corpo ciò che vuole e nutre il suo intelletto coltivando idee proprie, é ancora oggi un outsider. É fuori dal mondo, é strana. Io, che non sono nient’altro che un semplice essere vivente, penso che sia strano il mondo a sentire il bisogno di celebrare un essere umano come se il rispetto fosse un fatto da ricordare, come se ciò compensasse l’assurdità di una struttura sociale permeata di misoginia intellettualmente bullizzante.
Il genere è una costruzione sociale, quindi grazie per gli auguri ma NON ne ho bisogno.

E tu cosa ne pensi? Fammelo sapere nei commenti!

4 commenti

  1. Giuseppe Aquino

    Fa Riflettere sulle circostanze dei valori reali e non su quelli dettati dalle consuetudini ormai diventate quasi un rito di prassi.

  2. Si ne ho uno dalla nascita molto carino

    Acciderbolina 🤟

  3. Meraviglioso,nn mi dilungo semplicemente perché hai detto tutto quello che penso anche io.
    E umiliante pensare che oggi migliaia di donne aspettano gli auguri,nulla cambierà se nn cambiamo il nostro modo di sentire,guardare,e capire.
    Grazie sempre per le tue pillole di saggezza.

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