Biodiversità: cos’è e perché è importante preservarla

Biodiversità: cos’è e perché è importante preservarla. Ascolta l’articolo qui!

Quando utilizziamo la parola vita siamo soliti farlo in riferimento alla nostra singola esistenza. Al massimo siamo portati a pensare alla nostra specie, quella degli esseri umani. Non a caso, abbiamo cominciato a preoccuparci di surriscaldamento globale e cambiamento climatico solo quando i loro effetti hanno iniziato concretamente a minare la nostra incolumità, nonostante siano temi di cui si discute da almeno 50 anni. Certo, la vita della nostra specie è importante ma va ricordato che la nostra è solamente 1 delle 10 milioni di specie di esseri viventi esistenti al mondo. La cosa grandiosa è che siamo tutti interconnessi e l’esistenza di una dipende indissolubilmente da quella delle altre. Gli umani sono solo lo 0,01% di tutta la vita sulla Terra, in termini di biomassa. Questo dato ridimensiona la nostra centralità rispetto al significato della parola vita. Più che di vita bisognerebbe parlare di biodiversità.

Nella settimana dedicata alla biodiversità, scopriamo insieme cos’è è perché è importante preservarla per evitare la sesta estinzione di massa!

Indice

  • Biodiversità: significato
    • Dalla diversità naturale alla diversità biologica
    • Dalla diversità biologica alla biodiversità
  • Quali sono i tre livelli di biodiversità?
    • La diversità genetica
    • La diversità di specie
    • La diversità degli ecosistemi
  • Perché è importante preservare la biodiversità?
  • Conclusioni

Biodiversità: significato

paesaggio di montagna

Coniata solo negli anni ’80 del novecento, la parola biodiversità è oggi sempre più utilizzata, rischiando di banalizzarne il senso. Per rispondere alla domanda Cosa s’intende per biodiversità? partiamo dalle basi, dalla consapevolezza del linguaggio.

Dalla diversità naturale alla diversità biologica

Dal greco bios (vita) e dal latino diversitas (varietà), la biodiversità rappresenterebbe la varietà della vita presente sulla Terra. Il lemma è sintesi e sinonimo dell’espressione inglese Biological Diversity, letteralmente diversità biologica. Quello della diversità biologica è un concetto molto giovane, utilizzato per la prima volta nel 1968 dallo scienziato e ambientalista Raymond F. Dasmann, nel suo libro A Different Kind of Country. La definizione si è affermata nella comunità scientifica solamente intorno al 1980 con la pubblicazione del libro Conservation biology di Thomas Lovejoy. Fino a quel momento per indicare la varietà dell’esistenza era stata utilizzata l’espressione Diversità naturale. Ciò significa che fino a quel momento tutto ciò che era diverso dall’essere umano veniva scientificamente considerato naturale e non biologico: un cane, un gatto, una pianta, un cavallo erano natura e non vita. Si tratta quindi di un passaggio fondamentale, il primo step verso la nozione di biodiversità.

Dalla diversità biologica alla biodiversità

Ad introdurre il concetto di biodiversità è stato il dottor Walter G. Rosen mentre organizzava una conferenza per raccogliere tutte le conoscenze sullo stato della diversità biologica sulla Terra, nel 1985. La conferenza fu infatti chiamata National Forum on BioDiversity e si tenne a Washington D.C., nel settembre 1986. Nella titolazione del meeting la distinzione tra i termini biological e diversity veniva ancora graficamente resa dalle iniziali maiuscole. Sarà il biologo ed ecologo Edward Osborne Wilson, considerato il padre della moderna biologia conservazionista, a coniare ufficialmente il neologismo con la pubblicazione del libro Biodiversità nel 1988, in cui raccoglieva i documenti della conferenza.

La determinazione di una forma contratta dell’espressione diversità biologica rappresenta un cambio di paradigma importante. Significa riconoscere la dignità della diversità, il valore intrinseco dell’esistenza a prescindere dalla forma in cui la vita abbia deciso di declinarsi. Ecco la consapevolezza del linguaggio. Negli ultimi anni, la trasformazione di questo termine da concetto scientifico a slogan politico ne ha però banalizzato la complessità.

Cerchiamo di andare un po’ più a fondo del concetto di biodiversità analizzandone i 3 livelli che sostengono l’equilibrio terrestre.

Quali sono i 3 livelli di biodiversità

sole tra gli alberi simbolo dei livelli di biodiversità

Camilo Mora e Boris Worm, autori dello studio How Many Species Are There on Earth and in the Ocean?, affermano che l’86% delle specie terrestri e il 91% di quelle marine sono del tutto sconosciute. Ciò significa che delle quasi 10 milioni di specie viventi stimate, ne conosciamo circa 2,16 milioni secondo quanto riporta la Lista Rossa della IUNC, il più ampio database di informazioni sullo stato di conservazione delle specie animali e vegetali di tutto il globo terrestre. Pare che la nostra conoscenza della vita sulla terra sia del tutto superficiale. Basti pensare che meno dell’1% dei batteri è stato catalogato! Varietà è di sicuro la parola chiave intorno a cui ruota il concetto di biodiversità ma non è l’unico valore che la rappresenta.

Sono stati individuati 3 diversi livelli di differenziazione biologica che aiutano gli scienziati e i conservazionisti a comprendere meglio la complessità delle interazioni di questa enorme quantità di essere viventi. Scopriamoli insieme!

La diversità genetica

zebre nella savana simbolo di diversità genetica

Il primo livello di biodiversità è la diversità genetica. Per diversità genetica s’intende la varietà di geni presenti all’interno di una specie. Ogni essere vivente, infatti, pur appartenendo ad una stessa specie, presenta un set unico di caratteristiche genetiche che determinano le sue qualità e la sua capacità di adattamento all’ambiente. Si tratta di un aspetto fondamentale per la sopravvivenza della specie perché alcuni individui possono possedere caratteristiche genetiche che li rendono più resistenti a determinati fattori di stress. Quindi maggiore è la diversità genetica all’interno di una specie più questa sarà resiliente di fronte ai cambiamenti climatici come confermato dal rapporto Global Biodiversity Outlook 5 dell’UNEP. Preservare la diversità genetica è essenziale per garantire la capacità delle specie di affrontare le sfide future.

La diversità di specie

uccellino colorato blu e arancione su  albero

La diversità di specie, secondo livello di biodiversità, riguarda la varietà delle specie presenti in un determinato ecosistema. Questa diversità crea un intricato mosaico di interconnessioni dove ogni specie interagisce con altre e con l’ambiente circostante. In questa rete ogni specie svolge un ruolo specifico e unico che contribuisce al funzionamento e alla stabilità dell’intero sistema ecologico. Un esempio semplice è quello degli impollinatori, una specie essenziale per la riproduzione delle piante. Uno studio fondamentale condotto da David Tilman presso la Cedar Creek Ecosystem Science Reserve ha confermato che la diversità di specie è positivamente correlata alla stabilità dell’ecosistema. Inoltre, un ecosistema più ricco di specie tende ad essere più resistente agli impatti ambientali ,in quanto ha una maggiore capacità di ripristinarsi dopo una perturbazione, come un incendio o una tempesta.

Proteggere la varietà di specie non solo preserva le funzioni ecologiche essenziali ma anche i servizi ecosistemici dai quali dipendiamo, come la purificazione dell’acqua, la produzione di cibo e la regolazione del clima. La perdita di specie può avere effetti a catena devastanti, compromettendo la stabilità e la funzionalità degli ecosistemi. Andiamo quindi al terzo livello.

La diversità degli ecosistemi

habitat marino per terzo libello di biodiversità

Il terzo livello di biodiversità fa riferimento ai diversi ambienti in cui la vita è presente: la foresta, la barriera corallina, gli ambienti sotterranei, il deserto, le torbiere. Gli ecosistemi comprendono infatti vari tipi di habitat, ciascuno con caratteristiche proprie e specie specifiche adattate a vivere in quei particolari ambienti. Le comunità biologiche influenzano l’ambiente fisico. Un ecosistema è quindi una realtà in evoluzione nella quale avviene un continuo scambio reciproco di materia ed energia tra gli organismi viventi e la componente abiotica, cioè tutti gli elementi fisici e chimici non viventi che forniscono le condizioni essenziali per la vita e determinano le caratteristiche e la distribuzione degli organismi all’interno di un ecosistema. La scomparsa di questi ambienti comporta il rischio di estinzione delle specie che vi abitano. La distruzione degli habitat e degli ecosistemi non minaccia solo le specie che vi abitano, ma compromette anche il benessere dell’intero pianeta.

Secondo l’IPBES, la diversità degli ecosistemi è fondamentale per il benessere umano offrendo benefici cruciali come la purificazione dell’aria e dell’acqua, la fertilizzazione del suolo e il controllo delle malattie. Tuttavia, le attività umane, tra cui la deforestazione e l’inquinamento, mettono in pericolo la diversità degli ecosistemi a livello globale inducendo o accelerando quella che vien definita sesta estinzione di massa.

Perché è importante preservare la biodiversità

l'uomo distrugge la biodiversità con l'inquinamento

Sapevi che secondo molti scienziati stiamo vivendo la sesta estinzione di massa? La prova inconfutabile di questo lento declino sembrerebbe essere proprio la perdita di biodiversità.

Nel corso di circa 3 miliardi e mezzo di anni le molecole di cui è composta la materia hanno vissuto un unico incessante processo evoluzionistico di diversificazione biologica. Si tratta di un processo costantemente in atto e basato sulla creazione di equilibri sistemici in cui sono coinvolti tutti gli esseri viventi. Abbiamo visto come la biodiversità fornisce servizi ecologici senza i quali non potremmo sopravvivere quali la produzione di cibo, l’approvvigionamento di acqua pulita, la regolazione del clima e la protezione dalle catastrofi naturali. Adesso le attività umane stanno seriamente compromettendo l’equilibrio ecologico. L’intenso sfruttamento delle risorse naturali ha portato all’estinzione di molte specie, alla distruzione di interi ecosistemi e a danni irreparabili al clima globale.

L’uomo rappresenta lo 0,01% della vita eppure ha causato la perdita del 75% della biodiversità originaria del pianeta, stando al recente rapporto mondiale di IPBES (Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services). Rischiamo di rimanere da soli ma da soli non si può sopravvivere.

Conclusioni

Forse il dilagante sentimento di eco-ansia del nostro tempo è un amo gettato dalla nostra coscienza affinché l’umanità possa riscoprire il rispetto per la vita tutta ed invertire la rotta dell’estinzione.

“Se non preserviamo le altre forme di vita come dovere sacro, metteremo in pericolo noi stessi distruggendo la casa in cui ci siamo evoluti.”

Edward Osborne Wilson

E tu cosa ne pensi? Conoscevi il significato e l’importanza della biodiversità? Fammelo sapere con un commento!

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