Eco-ansia: l’effetto del cambiamento climatico sulla salute mentale

Se ho deciso di creare questo blog è anche perché sono in ansia. Mi fa ansia il fatto che quando ero piccola io le sere d’estate si mangiava all’aperto per godersi l’aria fresca, mentre settimana scorsa c’erano 38 C° ancora alle 20:00. Mi fa ansia sapere che se cammino in città senza mascherina mi avveleno i polmoni. Mi fa ansia pensare che il cibo che mangio e che offro agli amici potrebbe provenire dalla terra dei fuochi. Ho l’ansia perché sono diventata zia e vorrei per mio nipote un futuro che sia molto diverso dal presente. Un futuro in cui non avrei queste ansie. Si, sono ipersensibile, lo ammetto! Ho pianto senza pudore quando è morto Hachiko, e mi emoziono ogni volta che Christopher Mccandless arriva in Alaska ma ho scoperto che non sono l’unica a provare quest’ansia e che esiste già un nome scientifico per definirla. Si chiama eco-ansia ed ora vi spiego cos’è.

Cos’è l’eco-ansia?

Quando si parla di ansia?

cos'è l'ansia

Anzitutto capiamo cosa sia l’ansia. Senza entrare nello specifico di una materia che, per la sua complessità, deve essere trattata da professionisti del settore, l’ansia è la risposta del nostro corpo a un pericolo percepito. Di fronte ad una minaccia le risorse dell’individuo si attivano per consentire una reazione che lo salvaguardi.

Tutti gli esseri umani sperimentano uno stato d’ansia nel corso della propria vita ma ciò non significa essere malati. Ad esempio, quando frequentavo l’università, l’ansia pre-esame mi consentiva di studiare anche 10 ore al giorno per recuperare quelle parti di programma che, per pigrizia, non avevo studiato prima (a proposito, se volete salvaguardare la vostra salute mentale, non fatelo!). In condizioni normali non sarei riuscita a mantenere una concentrazione così alta per così tante ore ma la prospettiva di una bocciatura mi incentivava a fare del mio meglio. Ecco che un pizzico d’ansia può anche essere utile.

Quando però la nostra mente è costantemente concentrata su scenari catastrofici, su un futuro imminente o lontano che ci provoca sentimenti spiacevoli di paura, terrore, incertezza compromettendo lo svolgersi delle normali azioni quotidiane per lunghi periodi, allora si parla di ansia patologica.

Quando si parla di eco-ansia?

Gli effetti del cambiamento climatico sui giovani

Se a scatenare questa reazione è la preoccupazione legata al cambiamento climatico siamo di fronte al fenomeno delleco-ansia. Già nel 2017 l’American Psychological Association definisce l’eco-ansia, o climate anxiety, “una paura cronica del dominio dell’ambiente”. Anche se nel DSM-5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) non si parla di diagnosi specifica di eco-ansia, è stato rilevato che il disagio causato dai cambiamenti ambientali può includere attacchi di panico, insonnia, pensieri ossessivi, cambiamenti dell’appetito. Si può andare da un live stress a disturbi clinici importanti come depressione, ansia, disturbo da stress post-traumatico. A far scattare l’eco-ansia non è solo la paura di un pericolo futuro percepito ma anche la sensazione di non aver controllo sugli eventi naturali o addirittura il senso di colpa per aver contribuito alla degenerazione dell’ecosistema.

I giovani: il gruppo maggiormente colpito

Non è un caso che la paladina dell’attivismo ambientale più conosciuta al mondo sia Greta Thunberg, oggi ventenne. Con lo slogan “sciopero scolastico per il clima”, a soli 15 anni ha ispirato migliaia di giovani a rivendicare il proprio diritto a vivere in un mondo sano, in cui il loro futuro non sia compromesso dal cambiamento climatico.

Alcuni studi confermano che siano proprio i giovani, compresi tra i 15 e i 30 anni, a soffrire maggiormente di eco-ansia. È una questione di prospettive: perché impegnarsi nella formazione e poi nella ricerca di un lavoro che garantisca un’autodeterminazione futura quando il futuro stesso è compromesso? Oppure perché continuare ad investire il proprio talento e le proprie energie in attività produttive che aggravano le condizioni ambientali o non sono sufficientemente sensibili al problema? Sono queste le domande che mettono in crisi i giovanissimi e i giovani adulti del nostro tempo.

Gli effetti del cambiamento climatico sui giovani

A confermarlo è uno studio pubblicato su The Lancet nel Dicembre del 2021, condotto su giovani tra i 16 e i 25 anni. Il 59% dei ragazzi e delle ragazze ha dichiarato di essere molto o estremamente preoccupati per il cambiamento climatico. Oltre il 50% prova tristezza, ansia, rabbia, senso di impotenza e senso di colpa. Il 45% di loro afferma che queste emozioni interferiscono con attività quotidiane quali gioco, studio, sonno e abitudini alimentari.

Forse il dato più preoccupante di questo studio è che 4 giovani su 10 sostengono di non essere sicuri di voler avere figli. Ciò soprattutto a causa della sfiducia verso le classi dirigenti, considerate inadeguate a rispondere alle nuove esigenze dettate dai cambiamenti climatici.

Una comunicazione costruttiva per combattere l’eco-ansia

Ho da poco compiuto 30 anni e devo ammettere che più di una volta mi sono chiesta se valga la pena mettere al mondo un figlio che, con molta probabilità, dovrà fronteggiare eventi climatici estremi, sopravvivere ad essi e lottare per definire la propria personalità in un mondo sempre più privo di certezze. Ma ci ho riflettuto bene ed ho capito che viviamo un problema di comunicazione. A volte la comunicazione è poca e le informazioni importanti non arrivano. Altre volte la comunicazione è troppa e fatta male e non fa altro che recare danno.

Siamo bombardati continuamente da titoli apocalittici fatti ad hoc per attrarre la nostra attenzione, disegnando un problema che sembra troppo più grande di noi, troppo lontano dalle nostre possibilità d’intervento. Questo non fa altro che alimentare ansie, paure e senso di impotenza. Perché non promuovere, invece, educazione ambientale attraverso una narrazione positiva?

vivere sostenibile per combattere l'eco-ansia

Attenzione: non dico che bisogna sottostimare la situazione. Dico che lo scopo dell’informazione dovrebbe essere quello di renderci consapevoli della grandiosa possibilità che ognuno di noi ha di poter invertire la rotta attraverso le nostre scelte quotidiane. Ricordarci che la soluzione non è tutta nelle mani della politica o delle multinazionali. Certo, con delle iniziative pubbliche più incentivanti e senza le pubblicità aggressive che inducono allo shopping inconsapevole, sarebbe più facile! Tuttavia non è impossibile fare la propria parte. Il mondo è fatto di persone e sono le persone con i propri comportamenti a definirne le sorti.

“Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo.”

Ghandi

Piuttosto che educare alla paura, educhiamo alla bellezza della natura, all’equilibrio fisico e mentale che la riconnessione con essa porta all’essere umano. Insegniamo ai nostri figli che il segreto della serenità non sta nell’avere di più ma nell’essere di più. Educhiamo alla sostenibilità sociale, al rispetto dei propri bisogni e di quelli del mondo intorno a noi. La Giornata mondiale dell’ambiente, celebrata pochi mesi fa, è un importante momento di comunicazione ma non basta pensarci una volta all’anno.

Vivere in equilibrio con la natura per combattere l'eco-ansia

Focalizziamo l’attenzione non soltanto sul problema ma sulla soluzione. La soluzione mi sembra, oltre che scientifica, soprattutto psicologica. Abbiamo dimenticato, isolati nelle nostre realtà di cemento, di essere parte di un tutto meravigliosamente interconnesso. Ricordarcelo ci aiuterà a trovare un equilibrio col pianeta sul quale viviamo e a quel punto non avremo più bisogno di parlare di eco-ansia.

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