Giornata internazionale della lingua madre: perché è importante

Giornata Internazionale della Lingua Madre: Ascolta l’articolo qui!

La Giornata internazionale della lingua madre celebra oggi la sua 24° edizione. L’esigenza di istituire una giornata da dedicare alla lingua di un popolo nasce dalla consapevolezza che essa è parte della cultura di quel popolo, una parte essenziale. Definire una lingua come “madre” esemplifica, attraverso il linguaggio stesso, un legame viscerale e imprescindibile. La lingua è madre perché è anzitutto madre del pensiero: il nostro pensiero è fatto di parole e privare un popolo della libertà di esprimersi nella propria lingua significa annebbiargli i pensieri, confondergli le idee. Ecco perché la lingua madre riveste un ruolo fondamentale nell’educazione. In un mondo che tende ad uniformare per ottimizzare, la diversità va preservata a discapito della velocità. La diversità è ricchezza e l’interculturalità del nostro tessuto sociale passa anche dalla lingua.

Scopriamo in questo articolo come nasce la Giornata Internazionale della lingua madre e perché è importante. Alla fine troverai una lista di parole straniere intraducibili nella nostra lingua.

Indice

  • Come nasce la giornata internazionale della lingua madre?
    • Perché è importante celebrare la giornata mondiale della lingua madre?
  • Parole intraducibili dal Mondo

Come nasce la giornata internazionale della lingua madre?

Come nasce la giornata internazionale della lingua madre?

Il 21 Febbraio 1952 un gruppo di studenti bengalesi dell’Università di Dacca furono uccisi dalla polizia dell’allora Pakistan orientale mentre protestavano per il riconoscimento dell’ufficialità della propria lingua. Quando nel 1999 l’UNESCO accolse la richiesta del Bangladesh di istituire una Giornata Internazionale della Lingua Madre, non ci furono dubbi su quale data proporre. Se delle persone hanno rimesso la vita per difendere la propria lingua è perché essa non ha che fare solo con la comunicazione ma con la cultura, la tradizione, la geografia, la storia. Pensiamo ad esempio alla parola Hanyauku, intraducibile in altre lingue, che nella lingua Rukwangali, un dialetto africano Bantu, indica il camminare in punta di piedi sulla sabbia calda. Solo un popolo nato sui torridi terreni subtropicali poteva creare una parola così specifica per un fatto tanto quotidiano per loro.

La lingua è un patrimonio letterario che racchiude il pensiero di un popolo intero. La lingua è identità.

Perché è importante celebrare la Giornata Mondiale della Lingua Madre?

Lingua madre dei popoli indigeni

Pare che ogni due settimane una lingua muoia. La previsione è che entro il 2100 perderemo almeno la metà delle circa 7168 lingue parlate oggi nel mondo. Con esse andrà via un pezzo della storia dell’umanità. A vincere saranno i più forti, quelli che gestiscono l’economia del pianeta quindi l’istruzione con le proprie regole e le proprie lingue. Stando ai dati raccolti da Truenumbers il 97% delle persone parla il 4% delle lingue conosciute.

Secondo l’UNESCO questo accade anche perché circa il 40% delle popolazioni non ha accesso ad un’istruzione nella propria lingua. In questo modo le conoscenze e le culture tradizionali espresse nelle lingue originali non saranno più trasmesse alle giovani generazioni le quali, persa la propria identità culturale, tenderanno a non trasmettere nemmeno la lingua madre. La Giornata Mondiale della Lingua Madre nasce con l’obiettivo di preservare la diversità culturale e linguistica nel rispetto e nel sostegno della tolleranza a favore delle minoranze etniche. In quest’ottica l’UNESCO promuove l’inserimento delle lingue indigene nell’istruzione formale e la promozione di politiche educative inclusive con pratiche che integrano il multilinguismo.

La perdita della lingua madre di intere popolazioni indigene è un importante tema di sostenibilità sociale. L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato il periodo 2022-2032 come il Decennio internazionale delle lingue indigene  richiamando l’attenzione della comunità internazionale su questo tema. Lo scopo è quello di conservare, rivitalizzare e proporre le lingue indigene, soprattutto quelle che rischiano la scomparsa imminente come il Thaushiro, una lingua madre parala e tramandata da una sola persona, Amedeo Garcìa, che vive in Perù nella regione di Loreto.

Parole intraducibili dal Mondo

Parole intraducibili dal mondo

Ogni lingua è un insieme di significati che rappresentano la percezione che un popolo ha del mondo e del rapporto con esso. Queste percezioni sono così intrinseche alla propria cultura che spesso non trovano traduzione in altre lingue. Di seguito ho raccolto alcune delle parole intraducibili dal mondo che più mi hanno colpita.

  • Hoppípolla (islandese): saltare nelle pozzanghere (off topic: hoppipolla è anche il titolo di una bellissima canzone dei Sigur Ros, gruppo post-rock islandese che vi consiglio).
  • Fernweh (tedesco): “nostalgia dell’altrove”, rappresenta il desiderio nostalgico di essere in posto lontano.
  • Mono no aware (giapponese): la forte partecipazione emotiva alla bellezza della natura e della vita umana. Porta con sé anche un pizzico di amarezza nostalgica legata alla consapevolezza che tutto è in costante mutamento.
  • Cafuné (portoghese brasiliano): indica il piacere di passare le dita tra i capelli di una persona amata.
  • Mamihlapinatapai (yamana, lingua indigena della Terra del Fuoco): una parola difficile per un momento di estrema elettricità, quando due persone si guardano reciprocamente negli occhi in attesa che l’altro faccia qualcosa che entrambi desiderano, ma che nessuno osa fare per primo.
  • Tartle (scozzese): il momento di imbarazzo in cui dovremmo presentare una persona a qualcuno ma non ce ne ricordiamo il nome.
  • Oodal (tamil): la finta rabbia di due persone innamorate dopo aver litigato.
  • Utepils (norvegese): la prima birra che si beve all’aperto, in una giornata tiepida e soleggiata.
  • Ilunga (Tshiluba, Repubblica del Congo): indica una persona disposta a perdonare una prima volta, essere tollerante la seconda ma non avere pietà alla terza.
  • Hygge (danese): indica il sentimento di conforto di chi all’improvviso si sente a casa.
  • Age-otori (giapponese): chiudo con la mia preferita, una parola che rappresenta tutti quelli che, come me, usciti dal parrucchiere, stanno peggio di quando sono entrati. Grazie Giappone per aver dato voce a noi poveri sfigati.

Se parli a un uomo nella lingua che comprende, arriverai alla sua testa. Se gli parli nella sua lingua madre, arriverai al suo cuore.

Nelson Mandela

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Un commento

  1. Complimenti! Ad maiora, semper!

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