Saldi invernali: come fare shopping in maniera consapevole

Saldi invernali: ascolta l’articolo qui!

I tanto attesi saldi invernali sono arrivati! L’ufficio studi di Confcommercio ha previsto un giro d’affari di 48,8 miliardi di euro. Pare proprio che la possibilità di comprare capi all’ultima moda a prezzo super scontato ecciti il consumatore che è in noi. Di fronte alla possibilità di fare un affare rischiamo però di rimanere imbrigliati nelle reti del Fast Fashion e comprare qualcosa che non ci serve realmente, non è di buona qualità ed ha un forte impatto ambientale e sociale. Allora ci asteniamo? Non necessariamente! Possiamo approfittare degli sconti in una maniera che sia profittevole per noi e per l’ambiente.

Leggi questo articolo per scoprire quali sono le 3 domande da porti per acquistare in modo più consapevole!

Indice

  • Perché è importate proteggere il pianeta dai saldi
  • Saldi invernali 2024: 3 domande da porci per comprare consapevole
    • Mi serve davvero?
    • Sto comprando qualità o quantità?
    • Cosa so di questo capo?
  • Conclusioni

Perché è importante proteggere il pianeta dai saldi

Saldi invernali: Impatto ambientale del fast fashion

La moda non ha solamente a che fare con la necessità biologica di proteggere il nostro corpo. Il modo in cui ci vestiamo parla di noi, della nostra personalità e, spesso, del nostro status sociale. Non dico che non sia giusto ma di sicuro la cosa ci è sfuggita un po’ di mano! Stando ai report del Parlamento Europeo:

  • L’industria della moda è responsabile del 10% delle emissioni globali di carbonio, cioè più del totale di tutti i voli internazionali e del trasporto marittimo messi insieme.
  • Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, gli acquisti di prodotti tessili nell’UE nel 2020 hanno generato circa 270 kg di emissioni di CO2 per persona, pari a 121 milioni di tonnellate.
  • La produzione tessile è responsabile di circa il 20% dell’inquinamento globale dell’acqua potabile a causa di vari processi di lavorazione come la tintura e la finitura.

Se a questa breve e per niente esaustiva lista, aggiungiamo la delocalizzazione dei sistemi di produzione adottato dalle multinazionali per abbattere i costi della manodopera, chiudiamo il cerchio con una grave violazione dei diritti umani.

Non mi dilungo su questo argomento ma se ti va saperne di più sul lato oscuro della moda a basso costo, ho dedicato un approfondito articolo all’impatto ambientale e sociale dell’industria tessile dal titolo Fast Fashion: i vestiti dell’uomo bianco morto.

Saldi invernali 2024: 3 domande da porci per comprare consapevole

Comprare consapevole

Come anticipato, non è necessario smettere di comprare, procurarci un telaio a pedale e cominciare ad autoprodurci i vestiti che indossiamo per limitare l’impatto del settore moda. Certo, c’è chi lo fa ma è una scelta radicale alla quale non tutti siamo pronti o predisposti. L’alternativa più semplice è quella di acquistare in maniera consapevole. Questo significa avere coscienza dei nostri reali bisogni innanzitutto e poi di ciò che compriamo. Superare l’ignoranza è sempre la chiave. La consapevolezza nasce dalla conoscenza e porsi le giuste domande è lo strumento primordiale del sapere.

Di seguito trovi le 3 domande che dovresti porti per affrontare i saldi in maniera consapevole.

1.Mi serve davvero?

Guardare un capo e chiedersi: mi serve davvero?

Tra influencer marketing e marketing emozionale e manipolativo, distinguere i bisogni indotti dalle nostre reali necessità non è poi così immediato! Applicando alle tecniche di marketing concetti di neuroscienza, le aziende creano strategie sempre più efficaci per influenzare le decisioni di acquisto facendo leva sull’emotività dell’acquirente, cioè noi. Per sfuggire a questa trappola, armiamoci di sincerità e spirito autocritico. Quando ci brillano gli occhi di fronte ad un capo in saldo fermiamoci un attimo, facciamo qualche respiro profondo e chiediamoci: “MI SERVE DAVVERO?” Portiamo in questo modo a coscienza quelli che sono i nostri bisogni e disinneschiamo i meccanismi inconsci del nostro cervello attivati dalla pubblicità mediale.

Probabilmente ti renderai di quante poche cose ti servono davvero rispetto a quello che credevi! E la buona notizia è che in questo modo ridurrai non solo il tuo impatto sull’ecosistema ma anche sul tuo portafogli! Non dimentichiamo che il denaro è energia: sei proprio certo di voler investire la tua energia, che è la tua vita, in una maglietta di 9,99 euro che scolorirà al primo lavaggio?

2.Sto comprando qualità o quantità?

Comprare meno ma meglio

Di qualcosa avremo pur sempre bisogno! Fatto il nostro esame di coscienza e stabilito quali sono quei capi dei saldi invernali che proprio ci servono, arriva la scelta cruciale: su quale brand investire? Comprare meno ma meglio: è questa l’abitudine contro-consumistica che dobbiamo cercare di acquisire per investire i nostri soldi in capi che impattano di meno sull’ambiente e che durano di più nel tempo, diminuendo la produzione di rifiuti. Lo so, i capi di qualità sono tendenzialmente più costosi ma stabilendo preventivamente di cosa abbiamo davvero bisogno, la nostra lista non sarà troppo lunga ed il nostro sarà u piccolo investimento sulla salute propria e del pianeta.

Attenzione: non sempre il costo è sinonimo di sostenibilità!

3.Cosa so di questo capo?

Leggere le etichette per comprare consapevole

Per scongiurare il greenwashing ed essere sicuri della qualità ecologica di ciò che acquistiamo è fondamentale acquisire maggiori informazioni possibili su ciò che stiamo comprando. Oltre a poter reperire sul web notizie sul brand e sulla sua etica di produzione, LEGGERE L’ETICHETTA è d’obbligo per acquisire una serie di preziose informazioni per il consumatore.

Uno degli elementi cruciali reperibili dall’etichetta è la composizione del tessuto. La raccomandazione degli enti internazionali è quella di scegliere tessuti naturali e prodotti in maniera sostenibile come il cotone biologico, il cotone riciclato, il bambù, la canapa o la juta. Ammessi anche tessuti derivati da fonti rinnovabili come l’acetato, il triacetato e la viscosa, prodotti artificialmente partendo dalla cellulosa degli alberi o dagli scarti di altre filiere produttive. Sulla seta e la lana, seppur fibre naturali, la discussione è aperta a causa dello sfruttamento animale legato alla loro produzione. In ogni caso, sono da evitare tessuti sintetici che fanno male alla pelle e non sono biodegradabili. Si tratta di un dettaglio importante considerando che in ogni metro quadrato del mar Tirreno sono presenti 1,9 milioni di microplastiche e che il 70% di queste sono microfibre tessili, secondo una ricerca pubblicata su  Science.

Il tessuto meno impattante? Il lino. Non a caso è uno dei tessuti più antichi del mondo ed, insieme alla canapa, anche quello più ecologico in quanto non necessita di una grande di quantità di acqua per la sua produzione né di sostanze chimiche in ambito agricolo.

Saldi invernali: conclusioni

I saldi invernali sono ovviamente un pretesto per porre l’attenzione sulla necessità di una maggiore consapevolezza di noi acquirenti nell’era dominata dal consumo. In un’intervista del ’71, Pasolini afferma con agghiacciante lungimiranza che al potere, ovunque esso sia, non importa educare bambini felici ma buoni consumatori. In effetti, siamo ormai abituati a definirci come la società del consumo ma possiamo impegnarci a diventare dei consumatori più consapevoli. Se da una parte esiste il marketing manipolativo è vero anche che le abitudini dei consumatori influenzano il mercato. Assumere nuove abitudini di acquisto può attuare un’importante inversione di rotta. Le nostre piccole scelte sono l’arma più potente che abbiamo.

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