San Valentino: i consigli per una festa dell’amore green

Ascolta l’articolo qui!

San Valentino è alle porte: una delle festività più criticate di sempre. Ci si domanda, e l’ho fatto anche io, perché è così necessario scambiarsi regali ed effusioni quando l’amore si costruisce tutti i giorni sull’empatia, il rispetto, la libertà, la voglia di conoscersi senza giudizio, la cura di sé stesso e dell’altro? Facile scambiarsi una scatola di cioccolatini, un mazzolino di fiori e magari un gioiello quando l’impegno della parola amore è un rompicapo ben più ampio e complicato. Chissà se se è vero che quanto più è costoso il regalo, tanto più grande è il peccato da farsi perdonare! Comunque sia, la conclusione a cui sono giunta io è che il San Valentino può essere, tutto sommato, l’occasione per celebrare l’impegno che ognuno di noi mette nelle relazioni che fanno parte della nostra vita: prima fra tutte la relazione con se stessi. Non fa eccezione la relazione con l’ambiente perché amare significa rispettare la vita tutta. Spesso in maniera inconsapevole finiamo per incentivare, proprio nel giorno dell’amore, sofferenza sociale e ambientale.

Questo San Valentino diamoci la possibilità di celebrare l’amore con maggiore consapevolezza, evitando atteggiamenti consumistici che non rispettano la vita. In questo articolo scopriamo l’impatto ambientale e sociale delle abitudini di acquisto di San Valentino. Alla fine trovi dei suggerimenti per rendere il tuo San Valentino sostenibile ma d’effetto!

Indice

  • Storia di San Valentino: perché il 14 febbraio è la festa degli innamorati?
    • Una festa moderna dalle radici pagane
    • Dal dio Luperco a San Valentino
  • Regali di San Valentino: quali sono i più comuni e come trovare un’alternativa sostenibile
    • Fiori recisi: un mercato che puzza
    • Slow Flower e piante per San Valentino
    • Cioccolato: una questione amara
    • Per San Valentino cioccolato equo e solidale
    • Gioielli: oro e diamanti veleni luccicanti
    • Gioielli Vintage: uno scintillante pezzetto di passato per salvare il futuro
  • Conclusioni

Storia di San Valentino: perché il 14 Febbraio è la festa degli innamorati?

Da Luperco a San Valentino

Una festa moderna dalle radici pagane

Vi siete mai chiesti perché proprio il 14 Febbraio e perché proprio San Valentino? Le origini di questa festività sono molto antiche e affondano le radici nel rito pagano dei Lupercalia. Dal 13 al 15 Febbraio si svolgeva nell’antica Roma la celebrazione del dio Fauno, Luperco, protettore del bestiame dall’attacco dei Lupi. I festeggiamenti avvenivano al culmine del periodo invernale, quando i lupi affamati minacciavano maggiormente le greggi e che corrispondeva alla fine dell’anno secondo il calendario romano. Il capodanno romano ricorreva infatti, seguendo la ciclicità delle stagioni, il 1° Marzo quando la primavera era alle porte e la vita era pronta a rinascere. I Lupercalia rappresentavano una festa propiziatoria affinché l’anno entrante fosse sereno e fertile. La celebrazione consisteva nel sacrificio, da parte dei Sacerdoti Luperci, di più capre e un cane. Seminudi, con i volti coperti di fango e le membra spalmate di grasso, i sacerdoti indossavano le pelli degli animali sacrificati e con dei lacci di cuoio, ricavati dalle stesse pelli, percuotevano la terra e le persone per donare fertilità. Erano soprattutto le donne ad offrirsi alle percosse invocando fecondità e protezione durante la gravidanza e il parto.

Dal dio Luperco a San Valentino

Pare che intorno al V secolo d.C., Papa Gelasio I, preoccupato per il permanere di questi riti precristiani considerati volgari e indecenti, decise di istituire una giornata commemorativa ad un Santo protettore degli innamorati proprio il 14 febbraio, sovrapponendosi al rito pagano e sostituendo agli antichi riti propiziatori la celebrazione dei valori che ruotano intorno all’amore cristiano. Diverse sono le leggende che ruotano attorno alla scelta, come patrono degli innamorati, di San Valentino, vescovo martire nato a Terni nel 176 d.C. La più accreditata è quella che attribuisce al santo la celebrazione del primo matrimonio tra un legionario pagano e una donna cristiana, divenendo, per questo, protettore dei matrimoni. La nascita dell’amor cortese nell’alto Medioevo ha poi consacrato il giorno di San Valentino come l’occasione per gli innamorati di scambiarsi bigliettini d’amore appassionati e profondi.

Oggi il solo bigliettino, per quanto romantico e ispirato, non basta più! Anche l’amore si è piegato alla società del consumo. Vediamo quali sono i regali di San Valentino più comuni nell’immaginario collettivo.

Regali di San Valentino: quali sono i più comuni e come trovare un’alternativa sostenibile

Le statistiche ci dicono che il codice del romanticismo è rimasto lo stesso: fiori, cioccolatini e gioielli mantengono il podio dei regali di San Valentino, non importa il genere.

Se non vuoi rinunciare al fascino della classe d’altri tempi ma vuoi essere più sostenibile, continua a leggere l’articolo!

Fiori recisi: un mercato che puzza

vaso di fiori recisi

Si scrive “omaggio floreale” si legge “emissioni di anidride carbonica, consumo di risorse idriche e sfruttamento della manodopera”. Quello dei fiori recisi è un mercato internazionale che non profuma di sostenibilità ambientale e sociale. “I numeri relativi a un bouquet di fiori importati sono probabilmente i più scioccanti dell’intero libro!” afferma Mike Berners-Lee, nel suo best-seller How Bad Are Bananas? The Carbon Footprint of Everything. L’autore analizza l’impronta ecologica di oggetti, cibi e abitudini che fanno parte del nostro vivere quotidiano, in termini di carbon e water footprint.

Il fatto è questo: vogliamo qualsiasi tipo di fiore in qualsiasi momento dell’anno. Impossibile ovviamente perché i fiori hanno una stagionalità. Per ovviare a questa cosa, importiamo i fiori da:

  • paesi industrializzati, come l’Olanda, che coltivano in serra, ricreando artificialmente le condizioni climatiche adatte;
  • paesi in cui le condizioni ambientali naturali sono favorevoli, soprattutto Kenya e America Latina, dove l’impatto ambientale è legato all’utilizzo non regolamentato di pesticidi e fertilizzanti e dal conseguente consumo di acqua. A ciò si aggiungono importanti questioni di sostenibilità sociale: dallo sfruttamento della manodopera a basso costo alle pesanti conseguenze che le colture intensive hanno sulla popolazione locale (impatto degli agenti chimici sulla salute, distruzione di flora e fauna e deforestazione).

Secondo il già citato Mike Berners-Lee, l’impatto di una rosa coltivata in Kenya è di 350 grammi di CO2, mentre una rosa cresciuta in serra nei Paesi Bassi è di oltre 2 kg ma considerando le problematiche collaterali, la cosa non fa differenza. In entrambi i casi bisogna poi fare i conti con la questione del trasporto. Essendo molto delicati, i fiori vengono trattati con sostanze gassose che ne rallentano l’appassimento, messi in celle frigorifere a basse temperature e trasportati in aereo, che è il mezzo più veloce ma anche il più inquinante.

Possiamo giustificare tutto ciò per un mazzo di fiori che dopo due giorni è già nella pattumiera?

Slow Flower e piante per San Valentino

fiori di campo

Regalare fiori a San Valentino si può? Certo: fiori di stagione! Un’alternativa alla rosa, che è il fiore più regalato a San Valentino ma la sua stagione è l’estate, possono essere ad esempio la mimosa, il tulipano, l’elleboro, l’erica o il ciclamino: tutti fiori di febbraio! Saranno ovviamente le temperature del posto in cui vivi a stabilire di quale fiore potrai disporre facilmente. Inoltre esistono ormai diverse realtà in Italia, dette flower farm, che aderiscono al movimento internazionale Slow Flower e ne adottano i principi per promuovere la produzione e la vendita di fiori a km 0. Si tratta di specie perlopiù autoctone coltivate con l’utilizzo di prodotti naturali per curare la salute delle piante.

E se invece di un fiore, regalassi una pianta? Si ridurrebbe l’impatto dei fiori recisi e api, bombi, vespe e farfalle avrebbero maggiori quantità di polline e nettare a disposizione. Vivendo molto più a lungo di un fiore reciso, le risorse utilizzate per coltivare le piante sarebbero meglio ottimizzate. Inoltre, regalare una pianta ha un significato simbolico importante: la cura necessaria a mantenerla in vita è la metafora dell’impegno costante che tiene in piedi un rapporto. Secondo me, farai un figurone!

Cioccolato: una questione amara

barrette di cioccolato

La questione del cioccolato è molto più amara di quel che sembra. La fondamentale materia prima necessaria alla produzione del cioccolato, in ogni sua forma, è il cacao. Il cacao ha un impatto ambientale così forte che si sta autodistruggendo: la smodata e illegale coltivazione sta letteralmente consumando il suo habitat ideale. Di questo passo entro il 2050 si potrebbe estinguere del tutto. Seppur il marketing operato dalle multinazionali ha reso questa situazione poco nota ai più, si tratta di una battaglia che si sta combattendo da anni. Già nel lontano 2017  un’inchiesta del Guardian denunciava come il cacao fosse una delle maggiori cause della deforestazione in Ghana, Costa d’Avorio e molti altri paesi dell’Africa, luoghi in cui si concentra il 70% della produzione mondiale. Stando a un report degli esperti, in questi luoghi si perde circa il 4,2 %di foreste all’anno. Questo significa meno ossigeno per tutti, desertificazione del suolo e perdita di biodiversità: tutti fattori che incidono fortemente sul surriscaldamento globale.

Uno studio  dell’Università di Manchester ha calcolato, per trasporto e packaging, ogni chilo di cioccolato, impiega 10mila litri d’acqua e vengono emessi tra i 2,9 e i 4,2 chilogrammi di anidride carbonica.

La campagna Europea Make Chocolate Fair ha portato agli occhi dell’opinione pubblica la drammatica realtà di sfruttamento delle popolazioni locali. Pare che un quarto dei bambini fra i 5 e i 17 anni che vivono in Africa occidentale lavorino nei campi di cacao. Il loro sfruttamento è ai limiti dello schiavismo: costretti a portare carichi pesanti, usare utensili pericolosi e inalare sostanze chimiche quotidianamente. E la cosa peggiore è che forse un cioccolatino non l’hanno neanche mai mangiato perché è roba da ricchi bianchi.

Per San Valentino cioccolato equo e solidale

Cioccolato solidale per San Valentino

La buona notizia per chi ama il cioccolato come me è che un’alternativa c’è: comprare cioccolato equo e solidale. Diverse sono le aziende che s’impegnano nell’utilizzo di cacao proveniente da piantagioni sostenibili sul piano ambientale e umano. Mentre in passato bisognava scovare i negozietti e le botteghe biologiche per comprare del cioccolato sostenibile, oggi è possibile trovarne anche al supermercato. Per distinguerlo è importante che riporti almeno una di queste certificazioni:

  • Fairtrade, certifica che agli agricoltori venga garantita una paga che non scenda mai sotto quella di mercato e che l’ambiente non venga sfruttato;
  • Rainforest Alliance, garantisce il rispetto di rigorosi standard ambientali;
  • Utz Certified, certifica la sostenibilità ambientale e sociale del prodotto;
  • EquoGarantito, il marchio di Agices, l’Assemblea generale italiana del commercio equo e solidale.

Gioielli: oro e diamanti veleni luccicanti

Gioielli con oro e diamanti per San valentino

E se vi dicessi che l’estrazione dell’oro emette, ogni anno, più gas serra di tutti i voli passeggeri di tutti gli stati europei messi insieme? No, non sto scherzando: è comprovato che le miniere d’oro causano danni irreparabili agli ecosistemi, soprattutto i più fragili come la foresta amazzonica. La cosa peggiore è che i dati a nostra disposizione raccontano solo una piccola parte di una tragica verità e non è possibile stimare i danni reali. Questo perché la maggior parte dell’oro esportato viene estratto da organizzazioni paramilitari non statali e da cartelli criminali, che soprattutto in Africa e in America del sud, si finanziano con l’estrazione illegale di materie prime. Inoltre, molti paesi in via di sviluppo che sono grandi esportatori, come Colombia, Uzbekistan e Sudafrica, preferiscono non fornire dati e non assicurano trasparenza sulle estrazioni. In un approfondito studio il WWF ha stimato che il 70% dell’oro estratto nel mondo, e raffinato in Svizzera, non è tracciabile né per la sua provenienza e tantomeno riguardo metodi di estrazione e diritti dei lavoratori. La situazione dei diamanti segue più o meno la stessa narrazione.

Gioielli Vintage: uno scintillante pezzetto di passato per salvare il futuro

anello vintage

C’è qualcosa di più affascinante di oggetto con una storia? Un gioiello con una storia! Il vintage è sempre un’alternativa valida alla sovrapproduzione che ci sta ammazzando, come il popolare caso del fast fashion, ma nel caso dei gioielli si colora di magia e romanticismo. A chi apparteneva quel gioiello? Era stato il regalo di un amante segreto? Ha portato fortuna agli innamorati? La fantasia vola e lo stile pure! Le mode del passato donano quel tocco di originalità che rende unici i nostri outfit e accresce il nostro charme. Dove comprare? In base al tuo budget potrai scegliere se recarti alle fantastiche e colorate bancarelle dei mercatini vintage, in negozietti più selezionati o addirittura in vere proprie boutique in cui trovare pezzi d’arte di grande valore.

Conclusioni

Condivido il pensiero del giornalista e antropologo indiano Amitav Ghosh quando definisce la crisi climatica come “una crisi della cultura, e pertanto dell’immaginazione”. L’ignoranza genera mostri che l’immaginazione può debellare. Abbiamo tutta la tecnologia e la conoscenza necessarie per scegliere facilmente una vita sostenibile. L’amore passa sempre dalla consapevolezza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *