Sostenibilità alimentare: per non mangiare il futuro

Il cibo è un valore. Lo è perché ci nutre e ci tiene in vita. Lo è perché non è accessibile a tutte le persone nel mondo, purtroppo. Lo è per quantità e qualità necessarie. Lo è perché la sua produzione impatta sull’ambiente. Ecco perché si parla sempre più spesso di alimentazione sostenibile in chiave etica, ecologica e culturale.

Vediamo insieme cos’è la sostenibilità alimentare e quali sono le linee guida degli organismi internazionali.

 

Alimentazione sostenibile: cos’è

Già nel lontano 2010 la FAO definisce come diete sostenibili quei “modelli a basso impatto ambientale, che contribuiscono alla sicurezza alimentare, nutrizionale e di vita sana per le generazioni presenti e future”.

preparazione cibo locale sostenibile

Da un punto di vista prettamente ambientale, si guarda alla sostenibilità dei processi produttivi. La produzione di cibo deve rispettare l’ecosistema e garantirne la stabilità, non deve cioè comprometterne i processi ecologici.

Il concetto di sostenibilità alimentare presenta risvolti etici e culturali che non possono essere sottovalutati.

Da un punto di vista etico, è fondamentale anzitutto garantire l’accesso della totalità degli esseri umani alla quantità e alla qualità di cibo necessario a soddisfare il fabbisogno calorico quotidiano. Altrettanto importante sono il riconoscimento e la tutela dei diritti dei lavoratori impiegati nel ciclo produttivo di un alimento. Dal contadino, all’operaio in fabbrica all’autotrasportatore.

La cultura è un aspetto indissolubilmente legato al cibo. Tutto quanto ha a che fare col cibo è il riflesso di un popolo. Cosa si mangia, a che ora vengono consumati i vari pasti e come vengono consumati, le tecniche di produzione e conservazione del cibo e i metodi di cottura. Un’alimentazione sostenibile rispetta questi elementi, contribuendo alla salvaguardia della ricchezza culturale del meraviglioso mondo in cui viviamo.

 

Alimentazione e sostenibilità: qualche dato

Pensate che il nostro sistema alimentare, quello dei paesi occidentali, industrializzati, emblema di una civiltà all’avanguardia, sia sostenibile sotto tutti i punti di vista? Vi sbagliate di grosso! Ignoranza, arroganza e cattiva comunicazione hanno reso la nostra alimentazione molto meno rispettosa di quanto pensiamo. Vediamo qualche dato che ci tiene ancora lontani dalla sostenibilità alimentare.

Cibo e ambiente

Secondo l’Annuario dei dati ambientali 2022 redatto dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), l’agricoltura è il primo responsabile in Italia della produzione di metano, un potente gas serra proveniente da allevamenti intensivi e attività insostenibili di uso del suolo. Per questo motivo l’agricoltura in Italia è il quarto settore (dopo industria, edilizia e trasporti) per emissioni di gas serra. Lo stesso studio ha rilevato che il 60% del consumo di acqua dolce in Italia è legato al settore agricolo e che l‘agricoltura sia la causa prima della perdita di biodiversità del nostro paese.

mietitura del mais

Sempre l’ISPRA, in uno studio relativo al degrado del suolo e alla desertificazione, nel 2022 denuncia che il 28% dei nostri suoli sono vulnerabili alla desertificazione perché poveri di materia organica. Questo a causa delle monocolture intensive, l’uso di fertilizzanti chimici, arature profonde e mancanza di avvicendamento delle colture. Senza considerare l’allarmante dato dello studio relativo al consumo di suolo che lo stesso Istituto aveva pubblicato nel 2020, secondo cui il nostro paese perde 2 metri quadrati al secondo di suolo, per un totale di 57 chilometri quadrati all’anno. Più o meno la grandezza della città di Bologna!

Cibo e etica

Sconfiggere la fame è il secondo dei diciassette obiettivi promossi dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, un programma d’azione che vede 193 Paesi membri dell’ONU impegnati nel raggiungimento di 169 target condivisi. Essere il secondo punto di un così vasto programma ci permette di avere contezza della gravità del problema su scala mondiale.

Fame Zero Agenda 2030

Porre fine alla fame e raggiungere la sicurezza alimentare sono i primi due traguardi nell’ambito dell’Obiettivo Zero Fame. Alcuni dei dati a sostegno dell’intento sono a dir poco allarmanti:

  • Circa 795 milioni di persone nel mondo – ovvero una persona su nove – sono denutrite.
  • La malnutrizione provoca quasi la metà (45%) delle morti nei bambini al di sotto dei cinque anni: 3,1 milioni di bambini all’anno
  • Nel mondo, un bambino su quattro soffre di ritardo nella crescita. Nei Paesi in via di sviluppo, la proporzione può salire a 1 su 3.

Nonostante il problema interessi soprattutto il continetne Asiatico, i limiti sono gli stessi in tutti i paesi, compresa l’Italia. Analisi FAO mettono in evidenza come una dieta salutare costi il 60% in più di una dieta base (sufficiente alla sopravvivenza di medio periodo).

Lo so, nel 2023, con i satelliti di Elon Musk che portano il 4G in tutto il mondo, sono dati che hanno del paradossale.

Se a tutto ciò sommiamo la scarsa applicazione delle normative nazionali in materia si salute e sicurezza dei lavoratori dell’industria agricola e ittica, il quadro etico è drammaticamente completo.

 

Cibo e cultura

cibo spazzatura

Mentre in alcuni paesi si muore di fame, in altri il cibo rappresenta uno status sociale. La corsa alla globalizzazione da parte dei paesi in via di sviluppo ha reso sempre più simili gli stili alimentari dei popoli del mondo. Ad avere la meglio sono le diete occidentali, basate su monocolture e prodotti confezionati. Secondo uno studio reso noto dalla rivista PNAS, le diete locali e regionali sono involute a causa delle proposte dell’industria alimentare e dei supermercati. Il predominio delle monocolture è causa di carestie e perdita di biodiversità, oltre che di crisi identitaria dei popoli.

L’omogeneizzazione degli stili alimentari ed il crescente spreco di cibo che, secondo Coldiretti ammonterebbe a 36 kg pro capite all’anno, rappresenta una grave crisi culturale che necessita di attenzione.

La situazione rasenta la follia: ogni anno un terzo di cibo del mondo viene buttato. Questo spreco è una questione oltre che etica, anche economica e ambientale considerando che ogni tonnellata di cibo sprecato è responsabile di 4,5 tonnellate di CO2 (secondo The Waste and Resources Action Programme).

 

Sostenibilità alimentare: le 10 regole d’oro del WWF per il governo italiano

WWF Italia ha effettuato un’analisi del sistema alimentare italiano, indagandone soprattutto le debolezze. Così, il 20 Luglio 2023 è stato pubblicato un documento scaricabile in pdf. dal nome 10 regole d’oro per un sistema alimentare di valore . In 10 punti vengono enunciate le linee guida per promuovere in Italia il concetto di sostenibilità alimentare per garantire un futuro sostenibile per le persone e l’ambiente. Vediamo insieme l’indice di questo prezioso decalogo:

  • REGOLA 1. TENERE VIVO IL SUOLO, DOVE TUTTO HA INIZIO
  • REGOLA 2. RIDURRE L’USO DI PESTICIDI PER DECONTAMINARE L’AGRICOLTURA E IL PIANETA
  • REGOLA 3.STOP ALLA MECCANIZZAZIONE SPINTA E ALLA DIPENDENZA DAI COMBUSTIBILI FOSSILI IN AGRICOLTURA
  • REGOLA 4. RIPENSARE TOTALMENTE L’ALLEVAMENTO INDUSTRIALE
  • REGOLA 5. SALVARE IL MARE E LE PERSONE CHE VIVONO DI ESSO DALLA PESCA ECCESSIVA E DISTRUTTIVA
  • REGOLA 6. MENO PERDITE E SPRECHI ALIMENTARI
  • REGOLA 7. ELIMINARE LA “GOVERNANCE” PATRIARCALE E INCREMENTARE I DIRITTI DI LAVORATORI E LAVORATRICI
  • REGOLA 8. STOP ALLA SPECULAZIONE FINANZIARIA
  • REGOLA 9. MIGLIORARE LA TRACCIABILITA’ NELLE FILIERE E LA LORO TRASPRENZA NELLE ETICHETTE
  • REOGOLA 10. CIBO E RICERCA: COSTRUIRE UN FUTURO SOSTENIBILE

Le buone abitudini quotidiane: i consigli di FAO e OMS

cibo biologico alimentazione sostenibile

Dati e statistiche sono necessari per assumere consapevolezza della portata del problema ma noi cosa possiamo fare? Come possiamo influire positivamente nella costruzione di un sistema alimentare di valore? Possiamo, per esempio, seguire i consigli di organismi internazionali come FAO e OMS per rendere le nostre scelte alimentari sempre più sostenibili per il benessere nostro e del pianeta:

  • Scegli prodotti locali o a km0: sosterrai la filiera corta riducendo le emissioni di anidride carbonica prodotta per il trasporto degli alimenti.
  • Rispetta la stagionalità dei cibi: frutta e verdura fuori stagione significa intenso utilizzo di serre e lunghi viaggi spesso extra-continentali.
  • Preferisci i legumi alla carne: non è fanatismo etico ma una realtà scientificamente comprovata. Se proprio non riesci a farne a meno, limita il consumo soprattutto di carne rossa oppure compra carne prodotta in allevamenti estensivi e biologici.
  • Scegli prodotti provenienti da pesca sostenibile: anche il pesce, come le verdure, ha la sua stagionalità. Preferisci il pesce fresco e locale a quello importato.
  • Preferisci cibi biologici: spesso sono più cari ma sono anche più sani perché prodotti senza pesticidi e attraverso pratiche agricole poco impattanti sull’ambiente.
  • Evita prodotti con troppi imballaggi: preferisci, quando puoi, un packaging riciclato e riciclabile, non ingombrante, essenziale ma capace di garantire la conservazione del cibo. Pensa che quasi il 40% dei rifiuti è costituito da imballaggi.
  • Evita i cibi preconfezionati o precotti: la comodità non è sempre la scelta migliore. Preparare in casa le pietanze che mangeremo, utilizzando materie prime semplici e poco elaborate ci risparmierà parecchi conservanti che, oltre a richiedere una elevata quantità di risorse per essere prodotti, non sono affatto un toccasana per la nostra salute.
  • Usa l’acqua del rubinetto: la filiera produttiva dell’acqua in bottiglia (produzione plastica, trasporto e smaltimento) consuma 3500 volte in più in termini di risorse impiegate.
  • Zero sprechi alimentari: pianifica la spesa e compra solo ciò che consumerai a breve termine.

La sostenibilità alimentare, così come l’inquinamento luminoso o l’inquinamento acustico, sono aspetti spesso trascurati solamente perché il nesso con l’inquinamento globale e i cambiamenti climatici non è così evidente. Non dobbiamo dimenticare, però, che in un eco-sistema tutto è interconnesso.

 

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